2.3.17

Tegolino


Giornata di lavoro in traferta, entri nel paesino e la prima cosa che vedi ti riporta indietro di 18 anni e poco meno, quella stazione e l'apprensione di non avere ben chiara l'idea di come sarebbe stato il domani.
A diciotto anni di distanza, è cambiato qualcosa, forse la consapevolezza, forse il sapete che ciò che ti affossa ti fortifica.
Quindi ecco arrivare mercoledì il tegolino. Non dico tegola perché se mi cadesse in testa penso che si romperebbe; tegolino proprio perché ti lascia quel senso di dolcezza e di speranza. Tegolino perché da preveggente avevo già intuito il cosa ma non il quanto.
Diciamo che il quanto pensavo fosse un po' di meno, e potrebbe essere anche di più.
Diciamo che ho un giocato sul mio stato di forma, chi mi conosce lo sa che non mi sono mai nascosto dietro i dolore ti vari, se non per riderci su.
Quindi domenica a Parabiago niente gara della vita (penso che mi metto a fare i video), diciamo che la marciando è stata l'ultima gara almeno fino la fine dell'estate e mettiamoci pure che son stato stracontento di esser andato giù come un razzo nelle discese di Velate.
Ovviamente questo blog non diventerà una rubrica del tipo "mi ricordo quella volta in cui..." ma magari potrebbe raccontare qualcosa di nuovo.
Intanto io mi faccio di laser, come Luke, che accende sempre la spada per primo perché in fondo in fondo è un guerrafondaio. Che la forza sia con me, sempre.

26.2.17

Marciando

Ci risiamo, 36a edizione del Piede d'Oro, anno più o anno meno, col pettorale ne ho corse quasi una trentina e pressapoco, avendo iniziato nell'83, ho partecipato a buona parte delle gare in programma.
Si riprende con la voglia di riprendersi, di tornare ai livelli di qualche anno fa (quando si andava forte); ed anche se i risultati non sono incoraggianti, francamente me ne infischio e continuo a correre.

Quindi, dopo aver sbrigato le faccende del gruppo (consegna dei cartellini e dei pettorali ai miei soci), inizio a scaldare i motori, circa, più le espressioni facciali... Nella prima foto (attenzione, grazie ad Aldo, non selfie) siamo un po' assonnati, come se ci avessero tirato giù dal letto...


Nella seconda, mi sto lentamente ripigliando e stavo guardando se il telefono della Barbi aveva carica a sufficienza per riuscire a fare i selfie...


Sta di fatto che il riscaldamento è durato un minuto scarso (lo so, ho fatto dei passi indietro) e dopo il via sono andato al piccolo trotto (forse sono andato meglio giovedì, dovrei controllare).

Prima salita "Bonvini" e quasi mi areno sui gradini, chiesetta di San Cassiano ed una ragazza orsetto, mi passa mordendomi le caviglie... la lascio passare, (sono un po' scosso) e mi riprendo solamente quando si fa strada, tra l'asfalto, il ciottolato Gottuso.

L'ultimo tratto (visto che la prima parte ero quasi fermo), lo faccio molto bene, tant'è che il Saggio mi fa pure i complimenti... Ed io per ringraziarlo, pensando a Brenta ed al suo "vallo a prendere!", sullo scollinamento grido "PISTA!!!" e faccio il primo tratto a cannone raggiungendo i 2'19" di media...



Poi però rifiato quasi subito, perché è proprio il fiato quello che mi manca in questo momento, altro allungo nel sentiero Noseda e poi sui tornanti del parco del Campus, non riesco ad andare giù come un treno e penso di riposarmi per la salita del Montello...

Presa anche questa molto lentamente (meglio di giovedì), quando mancano 100 metri al traguardo della salita, grido VIA e mi lancio all'inseguimento di una macchina che ci ha superato... Ovviamente non mi segue nessuno (mi avranno preso per pazzo!)...

Però ormai di slancio, faccio la Marzorati a manetta, superando l'orsetta e poi al piantone ancora giù a rotta di collo, puntando il duo dell'Athlon, Nando e Alessandro. Qui non raggiungo le medie di Velate, ma un modesto 2'38" e riesco a tagliare la curva allargando e poi stringendo: quello che non avevo potuto fare l'anno passato perché pioveva... Arrivo col tempo di 41'21", due minuti peggio dell'anno scorso...

Però il bel tempo invoglia i selfie: Giuditta, Elisa, Fabio e Riccardo belli come il sole, solo il Soxj abbastanza devastato.


Ora si punta ai grandi piattoni: domenica a Parabiago farò la gara della vita! Cioè darò il massimo delle mie capacità. I risultati, se poi vorranno, arriveranno...






19.2.17

Facce da Picuz


Sfreccia la gialla nella nebbia del lago di Varese, sfreccia veloce e non si accorge di essere inseguita... non i fari, non i messaggi, ci vuole una chiamata per destarla dal suo torpore e permetterle di rifiatare... Qualche secondo di pausa, il tempo per ricaricare le energie, il tempo per notare che le borracce forse le hanno inventate per gli amici a quattro zampe, e poi via, la nebbia si dirada e il luogo di partenza è prossimo.
Qualche chilometro di riscaldamento, per far girare la gamba, per mettere in moto il motore e poi via, la salita si fa subito pesante, da togliere il fiato, e il fiato già ci (mi) abbandona dopo 100 metri ma non mollo, non questa volta...
La salita si fa sempre più dura, poi scollinerà un po' mi dice (dura da credere) e l'aria rarefatta già mi fa barcollare, ma non mollo, stringo i denti, qualche passo a camminare e poi si riparte. 
Due chilometri e mi dice "dai che ora spiana"... un'altro strappo, non si vede la fine, curva e contro curva e il miraggio di vedere una discesa su un'erta salita... Ma il miraggio c'è, mi stropiccio gli occhi e la strada spiana... il sentierino spiana e poi abbozza qualche centinaia di metri in discesa.
Raccolgo tutte le forze e mi porto sotto, cercando di centellinare le energie per l'ultimo tratto di salita, che so già che me la farà pagare.
Le piante sempre più rade annunciano l'avvicinarsi del Santuario di San Clemente e la strada si erpica per l'ultima volta, una lastra di cemento con le cappelle su piedistalli di legno poste ad una ventina di metri l'una dall'altra.
V, VI, VII, VIII... secondo tornante e mi fermo per qualche metro, mentre lui ha preso slancio verso la meta, altro tornante e IX, X, XI, XII... Ormai lo vedo e raccogliendo le ultime briciole residue di energia, riesco a correre per quegli ultimi metri che mi porteranno alla tanto agognata vetta di giornata...
Il panorama successivo fa dimenticare tutta la fatica provata...




Qualche minuto, qualche foto per rifiatare e poi giù in discesa, non alla disperata, quasi un defaticamento. Devo combattere non poco per frenare la mia testa e il mio fisico che mi urlano di andar giù a rotta di collo, e allora è "la domanda" quella che riesce a divincolarmi da questa idea e mi permette di tirar fuori questo guazzabuglio di pensieri: e "la risposta", o forse il segreto, è tutto intorno a noi; bisogna fondersi con tutto quello che c'è intorno, essere parte di esso... un processo non semplice, abbastanza delicato ed alcune volte doloroso e che ha lasciato segni. Ma una volta ottenuto riesce ad essere il tuo marchio di fabbrica.
Strani pensieri, strane idee e la strada si fa piana... ultimo tratto per ritornare in se, per ultime considerazioni e per ritornare coi piedi per terra.
Fine allenamento, cambio e un piccolo rinfresco... lo so, abbiamo iniziato con un caffè ed abbiamo finito col parlare di latte intero... Non penso che il "cosa" si mangia appena dopo la gara abbia una possibile controindicazione: mi piace pensare che vada in quel cassetto di energia di riserva da utilizzare per la prossima avventura.




7.2.17

Stramagenta

Articolo scritto lunedì sera ai 1822m di Sankt Moritz


Una delle gare più attese, iscrizione ancor prima della mezza di busto e primo e unico iscritto per almeno una settimana (mi avranno dato del pazzo).
Allora mi ero fissato in testa un obiettivo, obiettivo che è andato un po' a rotoli per vari problemini fisici; ora posso dire che è un buon punto di partenza.
La scelta su una dieci chilometri è facile da capirla: percorso piatto, zero sterrato (che per la mia caviglia è tanta roba); dieci chilometri pura e secca, dove non ci si può attaccare alla durezza del percorso od a altri fattori: si deve solo correrla a tutta.
Magenta poi mi stava qui per l'edizione dell'anno scorso: iscritto come non competitivo e in una giornata di pioggia come piace a me, avevo fatto registrare la peggior prestazione assoluta sulla distanza, di 48 e rotti, quindi gridavo vendetta.
La giornata parte carica: compagni di viaggio due fenomeni che neanche se camminano vanno sopra ai 4', qualche goccia di pioggia ed un freddo inusuale che sfiora gli zero gradi termici. Cambio e riscaldamento: sì, riesco a fare più di due chilometri di riscaldamento; ovviamente separati perché loro lo faranno a 4'15", tempo che io non riesco a farlo neanche in gara.

Zona di partenza alle 10 meno 10, quattro chiacchiere con l'Alessandro e poi il gonfiabile che si sgonfia e disegna sui runners la M di Magenta.
Sparo, cilecca, via, e lo sparo quando mi mancano ancora 10 secondi per tagliare la linea di partenza (avrò un tempo di 20 secondi superiore a quello reale): fortunatamente o saggiamente, parto a ritmo gara, sui 4'30", anzi, visto il cross di Arcisate (10k) fatto in 48'02" come unico allenamento di settimana mi riterrei soddisfatto di chiuderla sotto i 47'. Questa volta niente pretese di tempi migliori, vediamo un po' come va.
Riesco a raggiungere la Lara all'ingresso del parco, poi nel rettilineo successivo la Barbara. Sto andando bene e sto tenendo bene il passo anche se la fatica sembra aumentare e il fiato a diminuire. Prima del traguardo del primo giro, comincio ad accusare il colpo, al traguardo in 22 minuti e mezzo rallento come ad Arcisate e sono già lì a pensare al tempo finale ed a quale media tenere per non fare peggio dell'anno passato.
Poi però le cose cambiano, non so, vedo tutto in maniera diversa, mi guardo intorno e tutto il grigiore del paesaggio lascia il posto al colore ed al calore: quattro ragazzi al parco che fanno yoga, vicino al parcheggi dei bimbi, dei passanti che urlano ad una sciùra di non passare che stanno transitando i podisti, un'altra signora alla finestra che ci sta guardando giù con quell'aria di "cosa darei per essere li con loro".
I pensieri negativi lasciano spazio ad una nuova forza e alla convinzione che, al diavolo tutte le cose negative, ci si può provare; ed allora la media inizia a scendere, sempre di più, fino a quando decido pure di seguire lo Stefano e la Marta (che stavano andando a 4'15"). 



Poi però col cuore che mi sta uscendo dal petto, torno coi piedi per terra e decido di rallentare, ma solo di quel pochino per permettermi di arrivare al traguardo consapevole di aver dato tutto. Ultimi metri e cronometro che si ferma a 45'08. Un po' barcollante e in zona ristoro gorgonzola e bevanda, dove mi attendono infreddoliti i miei due compagni di viaggio: infreddoliti perché il Giò ha fatto il personale in 33'15 ed il Ferdi 35'13.



Molti amici runners hanno fatto il personale quest'oggi, molti l'hanno sfiorato, altri invece sono rimasti delusi dalla loro prova. Credo che ognuno deve essere sempre contento di aver dato tutto, in fondo non siamo professionisti e quello che facciamo a volte supera le nostre aspettative. Io sono contento di aver fatto 45 e rotti, di essere a 7 minuti dal mio personale, di aver corso in crescendo nel finale e di essermi divertito. Poi per i sogni c'è sempre tempo.



22.1.17

85a Cinque Mulini


Stamattina suona la sveglia, la lascio suonare e dopo due minuti suona di nuovo... mi sembra un po' strana, è una telefonata... rispondo e la mia voce mi annuncia che c'è un guasto di alimentazione... appendo (fa più vintage) e guardo l'ora: 3.03... mi giro e ritorno a dormire...
Ore 6.57, suona la sveglia (quella vera), vestizione (borsa già preparata da ieri) e alle 7.20 si parte, destinazione San Vittore Olona, per la ottantacinquesima edizione della 5 Mulini.
Casello di Gallarate, ore 7.50, telefonata, "sì d'accordo, arrivo subito, verso le 8.30 sono lì"... tanto è di strada... piccolo intervento di lavoro in zona Milano Fiera... ore 8.25 sono lì, ore 8.45 riparto in direzione Legnano.

Arrivo alle 9.08... Parcheggio non ce n'è, ed allora punto sulla sinistra e parcheggio sul Sempione. Scendo, mi tolgo la tuta e in tenuta gara sono pronto: sacca con chiodate, guanti e cappello in spalla e via...

Arrivo in zona tribuna, aggiramento ostacolo e dietro il ristoro ecco la zona iscrizioni: busta 142 (mi pare)... la mia memoria non m'inganna e su in tribuna a salutare i compagnia di avventura ed a ritirare i soldi delle iscrizioni.

Ovviamente essendo già tardi, il riscaldamento salta a piè pari e si riduce ad un riscaldamento a zona spunta, saltellando davanti al timido sole: guanti e cappello nella sacca, perché anche se ci saranno 5 gradi, comincia a fare molto caldo.

Ore 10 e partenza: il primo giro del campo dove dopo qualche metro decido di prenderlo un po' troppo allegro... dopo 500 metri sono già a corto di fiato e dopo il primo mille il Gps mi consiglia di rallentare (4'09").

Quindi lo assecondo e si ritorna ad una media normale di 4'50", con il solito su e giù nel terreno abbastanza duro che ti fa sentire tutti i chiodi... Salitelle a salutare l'Alessandro M e l'Alessandro M... mmm... risulta un po' confusionario così... OK... il Marcandalli ed il Mastri, in versione Fotoreporter.

Foto CLAUDIO
Primo giro, pure una storta alla solita caviglia (che ormai è di gomma) e via verso il campo, salutando i fotografi Capasso e Leonardi (a questo giro andiamo di cognomi)...

Secondo giro e si va di regolarità: cioè, si va di gara in solitaria, visto che davanti a me ci sono podisti a 200 metri e dietro a 100 metri. Ancora il salto dei 4 fossati, la posa per la foto del Dall'Angelo e poi verso la prima salita e l'entrata nei mulini.

Foto CLAUDIO
Diciamo che sono venuto a fare la gara solo per il fatto di entrare nei Mulini... tappeto rosso, o verde, o giallo... ah no... quello giallo era alla partenza... Si entra e si esce... a no, prima di entrare quasi mi viene il torcicollo per farmi fare una foto dal Marcandalli...


Si esce e via di recupero su una decina di podisti. In lontananza vedo il Dario, ma ormai è troppo tardi... gli arrivo ad una ventina di secondi... però il record, ahimè è sfumato... tre atleti M35 sono dietro di me... tre atleti e sfuma il triplete...





15.1.17

16° CROSS DEL VALLONE


Ieri sera, alzando il naso all'insù in cerca di risposte e sentendo le raffiche di vento, m'è partito un istantaneo NUUUUUUUU.... che volete farci... è Vallone's Time!!!

Si torna ancora una volta al Vallone, si torna ancora una volta a cercare di fare una gara seria. In borsa le fide chiodate, perché al Vallone ci vogliono. Il percorso è di quelli tosti, impegnativo. Non come Campaccio o Cinque Mulini, che regalano dossi e cunette sparsi (non potendo fare altrimenti); qui le salite tirano, le discese sono tecniche e le parti di ghiaccio non spazzate via dagli atleti dell'atletica Verbano dannò quel tocco in più di difficoltà che ci vuole.

La neve non è presente sul tracciato, ma ai bordi si, e quindi il riscaldamento è d'obbligo farlo in quella zona di terreno, a sprofondare  nella coltre bianca che si sta via via diradando. Finalmente un riscaldamento degno di nota, sopra ai 2 chilometri, respiro intasato per i postumi dell'influenza e qualche minuto prima delle 10 la partenza.

Partenza nelle retrovie e nel tratto di discesa metto la freccia come ai tempi d'oro e inizio il lento recupero, posizione su posizione; virata e su in salita, in quei 500 metri che nel 2013 mi avevano visto in testa al plotone. Supero la Katia di slancio, manco la saluto, avrà pensato: "ma dove sta andando sto qui!". Qualche curvetta, la discesa con l'Alberto che ci avvisa sulla pericolosità della discesa (qualche placca ghiacciata qua e là).

Io tento di resistere più che posso, ho preso un piccolo margine sull'Ivan e sul Dario, ma so già che la benzina ben presto finirà... In settimana la mia intenzione era di fare la 3 km, però come ha detto la Fra: "per tre chilometri sto anche a casa"... Tre chilometri arrivano subito, in cima alla salita del secondo giro, e con essa il black-out preventivato...


Niente di che, si gira a 4'40" e poi si gira a 5'... La Katia e la Manu sono già passate al secondo e mezzo, il Dario se ne va prima della discesa e sul collo sento il fiato dell'Ivan.

Però manca veramente poco e ripenso a tutte le edizioni passate in questo splendido pezzo di terra: dal caldo, al freddo, al ghiaccio, al vento... Penso al pettorale, il numero del mio piccolo, e penso all'arrivo del 2014, prima gara da papà col pollice in bocca; penso all'arrivo della gara del cross corto con una volata pazzesca sotto i tre di media, e in salita per giunta, e penso "allora volata sia"... Ok, volata: davanti a me c'è solo un signore che avrà l'età di mio padre e lo supero di agilità saltando sulla cunetta e più avanti una ragazza che lascio la davanti di tre secondi.

Comunque all'arrivo sono quasi stremato... sarà per via della panza, ma tant'è che sono buone sensazioni... ristoro "abbondante", con bicchiere di tè e micro-fetta di chiacchiere, solo perché avevo il Lumi davanti e il 2018 non è poi così lontano.


Archiviata questa edizione, stupendamente realizzata dagli amici dell'Atletica Verbano: mi dispiace solo non averla corsa a certi livelli... ma si sa, non si può avere tutto dalla vita... incasso il secondo ultimo posto di categoria consecutivo, sognando di completare il poker coi cross della 5 mulini e di Arcisate.






6.1.17

60° CAMPACCIO


FOTO CAMPACCIO (a breve)

Dopo le vacanze natalizie, tra fitte pause, allenamenti, lavoro ed spupazzamento con Elia... (in breve allenamento a Natale e a Capodanno), mi sono presentato all'appuntamento della prima gara dell'anno al Campaccio, oggi alla 60a edizione.

Premessa: domenica scorsa dopo l'allenamento con gli Illuminosi (e i 999 scalini di Casciago), il Tala mi ha detto "Soxj, ti vedo in grande forma"... Ecco, non poteva capire cosa potevano suscitare in me quelle poche parole dette... meno di un giorno ed iscrizione al Campaccio per cercare di dare battaglia fino all'ultima goccia di sudore...

In effetti le previsioni davano un po' freddino per permettere di sudare (-6,4° alle 9 del mattino), ma visto che son due giorni che sbagliano di quei 5/7 gradi, al ritiro del pettorale, alle ore 8, siamo a mezzo grado sotto lo zero.

Inizia a popolarsi la zona intorno al campo sportivo di San Giorgio, iniziano ad arrivare alla spicciolata tutti i master: quest'anno suddivisione tra 35-40 e 45-50, per cui la mia batteria conta poco più di 100 runners...

Pensando all'anno passato, dove sono arrivato quint'ultimo mettendo dietro solo un SM35, ho cominciato a sentire strane vocine che mi sussurravano "Soxj non farlo"... Ma tant'è, ormai avevo già spillato il pettorale sulla canotta e si sa che levarlo porta male (questa me la sono inventata ora)...

Cambio e riscaldamento dal chilometro 1 alla zona di arrivo; quattro chiacchiere con l'Alessio prima e con il Lumi dopo, poi mentre l'Ivan continuava a fare gli allunghi, ore 9.05 e in zona spunta prima di entrare nella zona di partenza.

Ancora qualche minuto e dico all'Ivan "non tentare di seguirli, lasciali andare..." ed in men che non si dica, dopo lo sparo, partono tutti a fionda e alla prima curva, tanto cara a me che dal 2011 mi ha visto quasi sempre in coda, siamo in penultima posizione.

foto by Alessandro

Inizia il solito percorso, fatto di saliscendi, curve e controcurve... Siamo già in affanno e al primo km, il suono del Gps mi dice che la media è di 4'12"... Forse è meglio rallentare un pochino... la mia intenzione era di correre sotto i 5, non di stramazzare al secondo km.


Passiamo in coppia il primo intertempo (mi viene un sussulto perchè sento solo un bip), ed al Marcandalli che inizia a farmi il book fotografico, gli urlo "4'12", siamo andando a 4'12"!"
(nel primo intertempo vengono anche conteggiati gli 80 metri di lancio, quindi 1,08 km).

Siamo pure contenti che non siamo gli ultimi, visto che c'è un runner piuttosto attardato... Primo passaggio in zona di arrivo con la Lory, il Lumi e l'Alberto alla griglia e il Beppe e la Luciana su in tribuna a farmi il tifo...

Foto by Alessandro

La media si assesta intorno ai 4'40" mentre l'obbiettivo principale ora diventa il non essere doppiati dagli atleti di testa. Stringiamo i denti, mordiamo il rettilineo, ma prima delle fatidici tre dossi, veniamo prima raggiunti dall'ultimo classificato (per tre volte urlo "ci stanno doppiando") e poi superati...

Sui tre dossi, con le ultime energie rimaste, mi riporto avanti e l'Ivan si stacca di una decina di metri, ma poi penso: "ma chi me lo fa fare!" e arrivati in zona campo sportivo, all'ultima curva, taglio dritto verso la rete a urlare al Lumi e alla Lory "non mi hanno doppiato, non mi hanno doppiato!".

Ormai tranquilli dell'obiettivo raggiunto, rallentiamo ancora un po' il passo, verso i 5'10"... ma poi verso l'ultimo, quando il Bone mi urla dietro qualcosa (ero in trans agonistica e non ho colto), accenniamo ad uno sprint finale.

Foto by Alberto
Tagliamo il traguardo sotto la media del 5' ovviamente ultimi delle rispettive categorie, però se guardo il mondo a testa in giù sono primo.


BONUS TRACK :
  • Mentre correvo, ho salutato i runners che incrociavo: Antonio, Diego, Alessio, Sandro, ecc... ecc... Sappiatelo che ho perso secondi preziosi, ma resto umile.
  • Al chilometro 2,3 io e l'Ivan stavamo andando a sbattere contro un giudice Fidal, che urlava a due runners che bellamente correvano dentro il percorso della gara, "MA VOI SIETE FUORI DAL MONDO"
  • Non ho capito se le ulteriori sorprese del pacco gara, oltre alla fascia, fossero l'acqua minerale Frizzante o la barretta energetica.
  • I bicchierini di plastica bianchi non sono adatti alle alte temperature (si stavano sciogliendo), hanno inventato quelli trasparenti apposta (imparato al corso HACCP).



e come ho detto su facebook...

Tre gli obiettivi di giornata:

1. Non farmi male.
2. Andare sotto ai 5'.
3. Non arrivare ultimo.

Beh... non si può avere tutto dalla vita.